19 marzo 2015

Un incubatore per il cinema indipendente




C'è un vecchio aneddoto che racconta di tre artisti, a Los Angeles: un artista, un poeta e un regista. Il primo giorno che sono in città, passano per il Mann’s Chinese Theater. Qui, sopraggiunge l’ispirazione per l’artista: “è incredibile, devo disegnare qualcosa! Qualcuno ha un pezzo di gesso? Ed inizia a disegnare sul marciapiede.

Guardando l’opera, il poeta dice: "Ho avuto un lampo di genio, devo scrivere! Qualcuno ha una carta e penna? "E scrive un bellissimo sonetto.

Il regista dice: "su tutta quest’arte, devo produrre un film! Qualcuno ha qualche soldo? "

Anche se negli ultimi anni i costi di realizzazione di un film sono stati tagliati drasticamente, la battuta è molto realistica. Per fare un film servono capitali, ed i Venture Capital stanno diventando una delle principali leve finanziarie dell’industria cinematografica.

I Venture capitalist non contribuiscono alla realizzazione di un film soltanto con denaro, ma portano anche collegamenti sociali e una vasta conoscenza specifica in attività finanziarie ed industriali. I venture capitalist hanno elevate expertise nella gestione del rischio d’impresa e la realizzazione di un film non è certamente il modo più facile per far soldi, anche se poi il film diventa un blockbuster si possono raggiungere guadagni stellari vedi il caso di “Cinquanta sfumature di grigio” che con un budget di quasi 40Mio$ ha incassato nelle sale in un mese 162Mio$.

Il contributo di connessioni e competenze è essenziale per il successo della startup “film”, tanto quanto il denaro. Il lavoro del produttore esecutivo è quello di trovare i soldi per il film e mettere le persone giuste al posto giusto per eseguire la produzione e completare il prodotto.

Nel nostro paese le agevolazioni fiscali per produttori e finanziatori introdotte a sostegno dell’industria cinematografica (tax credit - credito d’imposta) in linea teorica rendono appetibile investire nella produzione cinematografica anche a quei soggetti economici che mai si sarebbero avventurati prima in questo settore dell’industria culturale qual è quello cineatografico.

Il problema più grande è che i buoni produttori esecutivi con buoni contatti in termini economici, almeno nel nostro paese, e sono pochi punti di connessione tra i grandi hub di denaro e il mondo indipendente del cinema.

I cineasti spesso non solo han bisogno di soldi, ma anche di avere una comprensione della distribuzione e della finanza che molti non hanno, competenze che non si insegnano nelle scuole di cinema. Si contano sulla punta delle dita le case di produzione che hanno figure professionali a tempo pieno dedicate alla ricerca di finanziatori da associare alla produzione di un film. Solitamente i produttori fanno da soli, oppure, si appoggiano a professionisti che dispongono di buone relazioni legando il compenso al success fee dell’operazione. La maggior parte dei produttori, assuefatta al contributo finanziario statale non concepisce che vi siano ragioni valide, per coinvolgere un investitore facendolo partecipare sia al rischio sia ai ricavi, è per questo che spesso e volentieri i film italiani, pur con buoni soggetti, sono poveri produttivamente parlando.

Un buon investitore sa che un portafoglio diversificato è molto meglio di quello che si concentra esclusivamente su un settore, in maniera da ridurre i rischi finanziari.

Il cinema è un settore che è cresciuto costantemente nel corso degli ultimi anni, anche nella fase di recessione economica. Infatti, l'industria cinematografica è moderatamente dipendente dall'economia, ed inversamente proporzionale ad essa: incassa meglio in periodi di recessione economica.

Il problema più grande è che la maggior parte degli investitori non vuole investire in cose che non conosce. Gli investitori hanno bisogno di capire un investimento prima di metterci il contante.

Il cinema è un business altamente specializzato e intrinsecamente rischioso. Tutti i soldi se ne vanno per le riprese ed i cachet degli artisti e ciò spaventa la maggior parte dei possibili investitori.
Una soluzione da percorrere potrebbe essere quella adottata nella Silicon Valley nel finanziamento delle startup tecnologiche. Il concetto è fondamentalmente quello che gli investitori svincoleranno i fondi unicamente dopo aver soddisfatto determinati “check-point”, i film approvati ne finanziamento dei fondi d’investimento dovrebbero passare attraverso fasi di screening.

I film-maker esitano all'idea di revisione, ma francamente, se la produzione viene ben gestita, dovrebbero essere in grado di passare “check-point” posti dai fondi d’investimento e avere fondi aggiuntivi rilasciati con poca difficoltà, previo verifica dell’andamento della produzione. Il fondo stesso ha tutte le ragioni per finanziare quei progetti fino al completamento, perché se i film non sono stati completati, il fondo avrà perso tutti i soldi che ha messo con nessuna possibilità di ottenerli nuovamente indietro. Detto questo, se la produzione è un disastro, ed è chiaro che i fondi supplementari non possono tradursi in un film finito e commerciabile, allora è molto meglio tagliare le perdite e andare avanti con altri progetti che avranno maggiore potenziale di successo.

La mancanza di una contabilità trasparente è anche un grosso problema con gli investitori.

Un unico regista in realtà non ha la capacità di negoziare con un distributore, almeno non a un livello necessario per risolvere il problema della trasparenza. Nel rapporto, il distributore ha tutto il potere, mentre c'è n’è davvero molto poco per la maggior parte dei registi, soprattutto quelli appena agli inizi.

Ma nel film, come in qualsiasi settore, il denaro parla. Se ci fosse una società di venture capital per il film i cui distributori hanno libri contabili trasparenti, e quei distributori potrebbero poi girarsi e proporre nuovi progetti per la società di venture capital, quindi alcune delle questioni di contabilità potrebbe iniziare a cambiare. Molti distributori, in particolare coloro che lavorano nel settore low budget, avrebbero bisogno di raccolta di fondi per i propri progetti. Quindi, avere un buon rapporto con una società di venture capital è un grande incentivo a mantenere una contabilità trasparente.

I registi non devono necessariamente avere quel senso degli affari spiccato, non è il lavoro di un regista pensare a target demografici e strategie di marketing. Perciò, è necessaria la creazione di una squadra con competenze necessarie a raccontare storie di qualità e a garantire al film un posizionamento di mercato che garantisca buoni introiti.

Molte scuole di cinema non insegnano questa parte del business. Quindi, è necessario sostenere le imprese cinematografiche che si vogliono aprire ai capitali di rischio, e analogamente avvicinare gli investitori a fargli comprendere i vantaggi dell’investimento in un’opera cinematografica, e non solo i rischi. In questi ultimi anni in molte regioni sono nati incubatori di startup innovative, Credo che sia arrivato il momento di far nascere un incubatore specializzato per il cinema indipendente, con una squadra di professionalità e competenze capaci di far crescere un ecosistema innovativo anche per l’industria cinematografica.