27 marzo 2009

Decalogo per affrontare la crisi per imprenditori e professionisti

Con questa nota avvio un’inchiesta sulle armi di cui dotarci per difendere l’impresa anche in tempo di crisi.

Quello che contano non sono i ricavi, ciò che vale veramente per la sopravvivenza di una realtà aziendale e professionale è l’utile, il Margine di profitto, calcolato sottraendo dai ricavi, i costi e gli oneri finanziari. Se si contraggono i ricavi, la leva sulla quale agire prima di tagliare le risorse umane sono i costi di struttura.
Le persone sono una risorsa fondamentale, perché quando la crisi sarà passata, la ripresa correrà sulle gambe dei dipendenti e collaboratori.

Quando non è possibile ricorrere alla cassa integrazione, alcune realtà aziendali riducono gli orari di lavoro e/o adottano la settimana corta, a volte cortissima, come antidoto ai licenziamenti.

Già alla Safilo, industria di occhiali, con sede Longarone (BL), la contrazione degli ordinativi ha costretto l’azienda a tagliare la produzione e a ridurre a 4 i giorni in cui si lavora.

Secondo il mensile Top Legal ci sono studi legali, come la law firm inglese “Norton Rose”, che hanno varato la settimana corta (4 giorni lavorativi) o in alternativa un periodo sabbatico che arriva a 12 settimane. Negli Usa lo studio “Latham & Watkins” offre ai propri professionisti quasi 75mila dollari per non andare al lavoro e prendersi invece un anno sabbatico, con un risparmio stimato in 85 mila dollari a professionista.

Il suggerimento è quello di ottenere il massimo rendimento da questo periodo di calo della produzione per promuovere la formazione e la riqualificazione professionale, come fattore competitivo delle forze lavoro.
Dopo la crisi del 1973, mio padre, da tappezziere nelle carrozze ferroviarie, nel periodo di Cig, dopo un corso di riqualificazione professionale diventò un tecnico di fresatrici a controllo numerico e questa competenza gli permise di passare ad un’azienda che produceva macchine agricole e betoniere.

L’affermazione di Giulio Tremonti: “Nella crisi del 1929 la società industriale vi entrò con le carrozze trainate dai cavali e ne uscì con la tecnologia spaziale”, ci fa capire che da questa crisi ne usciremo superando un processo di darwinismo tecnologico, dove la sfida evolutiva si giocherà invece che sull’hardware e sul ferro come avvenne nel 20° secolo, sulle piattaforme di accesso alla società digitale. di Luigi Ricci

(segue)