18 novembre 2008

Il cammino per la vetta più alta ed il significato del successo

L’ascesa al successo in ogni ambito professionale può essere equiparata alla conquista di una montagna, con tutte le meraviglie e i rischi connessi alla scalata di una vetta.

La conquista della cima di una montagna può rappresentare il realizzarsi di tutti i nostri sogni. Ma la conquista della vetta della celebrità è entrare nell’Olimpo, dove ci stanno le divinità.

Più si sale, più si diventa leggeri e ci si tramuta da persone a divinità, da umani in carne ed ossa ad essenza, spirito; si oltrepassa la contemporaneità per entrare nell’eternità.

Per intraprendere la scalata degli ultimi tratti della vetta, occorre sempre ricorrere ad una guida esperta, che sveli i trucchi, le insidie ed i segreti per salire o per non precipitare, e per prepararti ad una fulminea discesa e permettere così una rapida risalita.

I pericoli presenti in montagna rendono l'arrampicata solitaria più rischiosa rispetto all'arrampicata compiuta da più alpinisti, il più esperto comanda la cordata assumendo il ruolo di capocordata e avanzando per primo nell'ascensione.

La scelta dei componenti delle cordate è una fase importante nella pianificazione di una scalata e tiene conto dell'esperienza relativa degli alpinisti, della forma fisica, delle loro personalità, dell'affiatamento reciproco e dalle loro motivazioni di fondo.

Prendendo come esempio la scalata della vetta più alta del Mondo, quella dell’Everest
alta circa 8.848 metri sul livello del mare. Per raggiungere il Campo Base dell’Everest posto a 5.380 metri sono necessarie 7 soste di una notte, in modo da permettere al fisico di abituarsi all’alta quota.

Dal Campo Base, si sale al campo 2, a quota a 6.500 m, dove l’itinerario di arrampicata diventa faticoso, ma non pericoloso.

Dal campo 2 gli alpinisti salgono la parete del Lhotse con corde fisse fino a una sporgenza a quota 7.470 m. Da qui sono altri 500 metri fino al Campo 3 situato sul colle Sud.

Qui si entra nella cosiddetta death zone (zona della morte). Gli alpinisti hanno al massimo due/tre giorni per tentare di raggiungere la cima.

Le condizioni meteorologiche sono un fattore determinante, il cielo sereno e i venti moderati sono importantissimi per tentare la scalata, è il capo cordata, che grazia alla sua esperienza stabilirà quando dare l’assalto alla vetta del Mondo. Se la scalata non è possibile è spesso necessario tornare fino al campo base. Dal campo 4 le scalate partono con la speranza di raggiungere la cima (1000 metri più in alto).