5 agosto 2008

Mauro Mazza racconta la sua idea di TV

Intervista di Igor Righetti e Massimo Curti a Mauro Mazza, direttore del Tg2,

Giornalismo sulla Tv pubblica e giornalismo sulla Tv commerciale: ci sono delle differenze?
«Esiste un solo tipo di giornalismo, quello che racconta i fatti, offre spunti di riflessione ed è corretto nei confronti del pubblico e della verità. Da questo punto di vista non esistono differenze, ci sono nei palinsesti ma non nell'informazione. O meglio, qualche volta esistono anche nell'informazione, ma soltanto quando si allontana dal giusto sentiero o ha delle amnesie».

L'informazione televisiva rappresenta per la maggior parte della popolazione italiana l'unica fonte d'informazione. Come vengono scelte le notizie da dare? «Quando si guida un giornale o un telegiornale si esercita un libero arbitrio. Noi decidiamo che cosa è degno di diventare notizia e che cosa no. Chi ci segue, può giudicarci anche in base a queste nostre scelte quotidiane».

I telegiornali italiani vengono accusati di essere troppo seriosi e troppo pieni di politica. Come fare per renderli appetibili anche ai più giovani?
«Qualche volta avviene il contrario: i nostri telegiornali ricevono l'accusa di essere troppo leggeri. A volte si esagera nel gossip altre volte nella seriosità, ma se il giornalismo è lo specchio della vita: ci sono momenti in cui è lieve e incline al sorriso e altri dove è più serio».

È possibile contrastare l'abbassamento del livello culturale dei palinsesti?
«Per elevare il livello sarebbe necessaria una soluzione concordata tra le maggiori emittenti. A volte si assiste a una corsa al ribasso sulla qualità».

Quale politico in Tv è più comunicativo?
«Un Berlusconi in forma non ha rivali. Di Pietro politico presenta delle novità, qualche volta perfino grammaticali e sintattiche, che invogliano ad ascoltarlo».

In Tv si può parlare d'informazione obiettiva?
«Da sempre diffido della parola obiettività, preferisco parlare di informazione corretta, aperta alla verità e sincera verso il pubblico».

Quale giornalista televisivo apprezza di più?
«Se guardo gli ultimi vent'anni, penso che Mentana sia il collega che ha introdotto più novità nell'informazione televisiva».

Quale collega televisivo invece non la convince?
«Rula Jebreal in me suscita più perplessità che entusiasmi».

La televisione è fiction anche quando pretende di mostrare i fatti reali. Perché non si possono raccontare storie vere in modo reale?
«Ogni storia che si racconta è in qualche misura una fiction, perché chi la racconta usa i propri occhi e i propri occhiali. La
verità è la vita, in Tv, in un libro o in un giornale si parla sempre di una ricostruzione. Essere fedeli alla realtà dei fatti non sempre è un pregio».

Che cosa pensa dei reality?
«Li guardo in modo saltuario, qualche volta facendo zapping mi soffermo sulle situazioni più divertenti o più terrificanti. Mi pare comunque che il genere sia nella sua fase discendente».

E delle storie d'amore che nascono nei reality show?
«Chi vive per settimane o mesi in una realtà ricostruita tende necessariamente, una volta uscito, a prolungare questa esperienza. Non mi sembra, però, che queste storie siano durate nel tempo».

Quali programmi proprio non sopporta?
Non mi piace il modo di raccontare che utilizza Lucignolo su Italia 1. Fatico ad appassionarmi a qualche talk show e anche a qualche dibattito politico che pure dovrei seguire fino in fondo».

Porta a porta o Matrix?
«Durante le pause pubblicitarie faccio zapping tra i due programmi anche se qualche volta mi viene sonno...».

Giovanni Floris, Giuliano Ferrara o Michele Santoro?
«Giuliano Ferrara, al secondo posto Giovanni Floris e infine Michele Santoro, che mi pare replichi continuamente il Santoro che fu».

Conosce Roberto Mercandalli? (Ndr: Il cummenda del Grande Fratello 8)
«No, mai sentito. Chi è?»

Quali telegiornali segue con maggiore attenzione e quali non guarda mai?
«Ogni giorno cerco di seguire il maggior numero di telegiornali. Per ragioni d'orario, in quanto sto preparando il mio Tg, guardo meno il Tg3 e il Tg4. Il Tg1 e il Tg5 delle 20, con il telecomando stretto in pugno, rientra negli obblighi di lavoro».

Quando la Tv diventa volgare?
«Quando in cima ai pensieri si mette la cattura dell'ascolto più vasto e più a buon mercato. La volgarità purtroppo richiama ascolto. In una società ideale sarebbe bandita per mancanza di pubblico».

Piero Chiambretti o Fabio Fazio?
«Chiambretti è più televisivo, Fazio è molto più paraculo».

Ovvero?
«Fazio interpreta una Tv che riesce a compiacere nello stesso tempo il pubblico e i potenti. Cambierei idea il giorno che vedessi Fazio fare un'intervista graffiante e cattiva. Affidarsi ai monologhi di Luciana Littizzetto, che qualche volta sconfinano nella volgarità è un modo paraculo, di attirare il pubblico».

Mike Bongiorno o Pippo Baudo?
«Sono due straordinari professionisti. Mi pare che Mike Bongiorno si sia centellinato meglio. Baudo è onnivoro, non ha mai saputo dosare le sue presenze televisive».

Preferisce Dr. House o CSI?
«Csi e in genere molte delle serie proposte dal canale Fox Crime: il ritmo di quei telefilm credo sia in sintonia con quello del nostro tempo».

Un posto al sole o Centovetrine?
«Non ne ho mai visto una puntata».

Quale fiction preferisce tra I Cesaroni, Un ciclone in famiglia e Capri 2?
«Ho visto soltanto qualche frammento di Capri».

Per lei la Tv è...
«Come lavoro è una meravigliosa fatica quotidiana, in poltrona spesso è uno svago, qualche volta è una noia».

Tv generalista o satellitare?
«Il ruolo professionale mi imporrebbe di rispondere Tv generalista. La sincerità, che è una mia caratteristica, mi fa rispondere Tv satellitare».

Se fosse il direttore di una rete Rai o Mediaset, quale sarebbe la prima cosa che farebbe?
«Se è un'ipotesi dell'irrealtà a me piacerebbe fare un palinsesto tutto costruito su informazione, approfondimenti ed eventi sportivi, che farebbe vivere le 24 ore complete avendo la garanzia che in quel canale si possano vedere in tempo reale tutti i fatti che accadono nel mondo».

Visto Luglio 2008