22 novembre 2007

Decameron: Luttazzi alla riscossa su La7

Finalmente anche Daniele Luttazzi è tornato in tv, non sugli schermi Rai, dove ci aveva lasciato con un divertente Satirycon, che gli valse l'ostracismo che tutti conosciamo, ma su La7 rete che negli ultimi tempi ha ereditato il meglio della Raidue di Carlo Freccero.

Alla ricerca ha collaborato Serena Anastasi, studentessa in Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma.

Luttazzi torna alla ribalta! Così dopo sei anni di assenza dalla scena televisiva è impegnato con un nuovo programma: “Decameron, politica, religione, sesso e morte” in onda su La 7 il sabato sera in seconda serata.
Nonostante la scelta della programmazione sia stata criticata soprattutto dai più giovani, il programma nella prima puntata è stato comunque seguitissimo da un ascolto medio di 737.436 spettatori con uno share del 6%, c’è da evidenziare che lo share sul pubblico dei laureati è schizzato al 19,7%.
La forte curiosità da parte del pubblico ha certamente influito su questi primi dati dei telespettatori.
Sono moltissimi i blog sul web che hanno commentato il ritorno del comico che, come ormai ribadito ampiamente, fu bandito dalla Rai nel 2002 dall’allora Premier Silvio Berlusconi con il famoso “editto” bulgaro” che lo ha visto accusato dallo stesso di fare della tv un “Uso criminoso”.
Il comico prima dell’inizio del programma, ha dichiarato in un’intervista fatta per il settimanale Chi che nel suo contratto con La 7 al fine di evitare eventuali tagli, ha fatto sottoscrivere all’emittente televisiva una clausola che gli permetterà di consegnare le scalette delle puntate soltanto mezz’ora prima della messa in onda.
La prima puntata si è aperta con le immagini di Berlusconi che si scaglia contro Luttazzi, Biagi e Santoro, immagini che si concludevano con una sonora pernacchia contro l’ex Premier.
Le critiche generali sul programma sono diffusissime e facilmente reperibili navigando sui tantissimi blog sparsi per il web.
La contestazione più ricorrente è certamente legata all’orario e al giorno di programmazione scelti che, cadendo il sabato in seconda serata non coprono quella fascia di più giovani costretti così a registrarlo o a reperire spezzoni di video da You Tube se ancora possibile viste le polemiche.
Non sono state risparmiate nemmeno la scenografia definita da alcuni “Pietosa e orrenda” e le finte risate comandate di un pubblico inesistente.
Le maggior parte delle battute e dei monologhi sono tratti dai suoi libri e l’uso eccessivo di volgarità spesso gratuita sminuisce a tratti l’essenza di ciò che dice.
Il comportamento sostenuto da Luttazzi sembrava e probabilmente così è stato, quello di una persona che, costretta al silenzio per troppo tempo quando ha finalmente avuto l’occasione di potersi riscattare, ha sfogato la sua rabbia andando contro la classe politica italiana che l’aveva epurato, contro la Chiesa e la Rai.
I fedelissimi di Daniele hanno giustificato questo suo comportamento un po’ troppo aggressivo, ripetitivo nei contenuti sperando fiduciosamente in un cambiamento negli episodi successivi che fortunatamente si riscontrerà; è comunque piaciuto moltissimo il suo monologo iniziale, meno i filmatini specialmente i dialoghi platonici un po’ soporiferi che vedevano protagonisti un gruppo di sofisti dell’antica Grecia che infierivano contro la pedofilia da parte della Chiesa, denunciando l’elevata leggerezza dimostrata nel trattare questo caso e nel punire le istituzioni religiose coinvolte. L’intervista fatta al satirico da una terza voce femminile è molto pesante, il tono è sarcastico e le accuse sono chiare e precise. Luttazzi racconta della querela fattagli da Berlusconi, si compiace nel dire di aver vinto e inveisce contro la stampa accusandola di aver dato pochissima visibilità alla notizia “Rilegandola” sono parole sue”Alla 26esima pagina insieme ai necrologi”.
Accusa l’ex Presidente del Consiglio di Maccartismo( atteggiamento di insinuazione senza avere delle prove certe) e censura ideologica.
La parte finale dell’intervista raggiunge purtroppo livelli molto bassi quando Luttazzi per sferzare il suo ennesimo attacco contro Berlusconi prende di mira sua figlia Barbara raccontando di una fittizia relazione tra i due con tanto di commenti a sfondo sessuale. Intervento questo ritenuto da molti di cattivo gusto e infantile.
Nel seconda puntata l’ascolto è rimasto quasi invariato con un ascolto medio di 732.506 ed uno share del 5,7%, vale a dire appena 4.930 in meno rispetto alla puntata precedente.
Questa volta Luttazzi apriva la scena con un ultimo saluto a Enzo Biagi e con una serie di dichiarazioni politiche da vari esponenti che salutavano, in modo palesemente ipocrita per il satirico, il giornalista scomparso.
L’attacco più efferato va a Berlusconi che in un’intervista dichiarava di non aver emanato nessun editto bulgaro ai danni dei tre personaggi, Luttazzi replica con veemenza e per buona parte del programma l’ex Presidente del Consiglio sarà citato più e più volte conferendo alle accuse rivoltegli, che non sto qui a sindacare se vere o false, un carattere ridondante a tratti persino noioso.
L’aggressività manifestata nella puntata di esordio sembra sia stata messa da parte per lasciare spazio alla satira che è poi il prodotto che dovrebbe derivarne. Affronta molto il tema della Chiesa tornando sugli abusi sessuali dei preti, parlando dell’aborto e di tanti altri argomenti che stanno interessando il mondo cattolico, il tutto con molta chiarezza e con quella schiettezza che certo non gli manca.
Il linguaggio meno colorito ha conferito maggiore credibilità alle sue parole e questo atteggiamento più rilassato ha reso il programma più satirico che politico. Le scenette che alterna ai suoi interventi sono a tratti tediose tanto che risulta un po’ pesante seguire con attenzione un’intera puntata che dovrebbe più sollazzare che annoiare. Il finale con la macchina da scrivere è sempre molto piacevole e ben fatto.

Nella terza puntata l’ascolto è invece sceso a 469.959 ed uno share del 3,6, confermano i pronostici fatti e cioè che il programma inizia a calare forse proprio per questa ripetitività nei contenuti che possono divertire la prima volta, allietare la seconda ma che alla terza stancano.