9 luglio 2007

Per essere assunti occorrono 3 colloqui

Ci siamo accorti che sono molti gli studenti ed i neolaureati che consultano i contenuti di questo blog. E', perciò, un onore fornire il maggior numero di notizie che facilitino la ricerca di un lavoro che soddisfi le aspettative di tanti ragazzi neolaureati. Anche la ricerca che presentiamo in questo post, pubblicata in questi giorni, contribuisce a non scoraggiare quanti sono a le prese con una serie di colloqui, dal momento che l'attesa dell'esito della selezione diventa snervante.

Secondo una ricerca condotta dall'associazione dei direttori delle risorse umane (Gidp), tra 120 capi del personale e oltre 3 mila candidati, ben il 59% dei datori di lavoro richiede almeno tre e più colloqui prima di offrire un posto di lavoro a un candidato. Soltanto il 39% si accontenta di far tornare due volte il candidato e il 2% si affida alla sorte basandosi sulla prima impressione.
L'indagine ha svelato anche un comportamento diffuso da parte delle aziende nel ricercare informazioni tramite internet sui candidati prima del colloquio. Se quindi durante la selezione di lavoro vi chiedono di tornare una seconda e una terza volta, sappiate che è normale. Siete nella media e la selezione sta procedendo bene.
L’indagine per i “reclutatori”, strutturata in 29 domande, ha messo in luce che per un complessivo 66% la richiesta di informazioni sul candidato si basa sul network (30%), su colleghi della propria azienda che possono conoscerlo, magari per aver frequentato corsi, università, comuni amici. La veridicità del curriculum viene sempre comunque poi tastata durante un primo colloquio per il 69%.
Secondo Paolo Citterio, Presidente Gidp A scegliere il candidato, almeno nelle imprese strutturate, non è un solo individuo ma una specie di equipe trasversale. L'area della selezione fa lo screening iniziale. Da qui escono fuori una decina di candidati. Questi fanno il primo colloquio con l'area della selezione che ne sceglie cinque. A questo punto il direttore delle risorse umane li incontra e ne sceglie tre per il colloquio finale. E’ poi la linea o la direzione staff nella quale deve poi essere inserita la figura a fare l’ultima scelta con il supporto delle risorse umane”.

Alcuni consigli nell'affrontare i colloqui di selezione: durante il colloquio è meglio che il cellulare rimanga spento e se l’apparecchio squilla, non piace al 78% dei responsabili risorse, mentre il 15% proprio non lo ammette. Il candidato non deve parlare troppo, è meglio che non parli neanche troppo poco (per il 25%), ma la cosa che piace meno è quando esprime giudizi e opinioni generiche, cosa valutata negativamente praticamente dalla metà degli esaminatori (il 47%). Il candidato deve essere puntuale per il 96% dei preposti, l'abito non conta molto o conta meno di quanto ci si aspetta (il 49% dice che conta "poco" a parità di competenze), mentre la postura viene esaminata molto e se è scomposta non gioca a favore per il 93%, così come la comunicazione non verbale ha un peso invece considerevole (il 93%). In questo senso la stretta di mano risulta fondamentale per il 59% e anche il modo in cui il candidato si siede viene esaminato con attenzione dal 26%. Mentre altri elementi classici come il sorriso, la cravatta o l’orologio sedersi sono risultati luoghi comuni poco utili nella valutazione. Il famoso “primo impatto” rimane comunque importante, ma non decisivo per quasi tutti (l’87%). Metà delle aziende somministra quindi dei test, che sono per il 57% finalizzati alla conoscenza della personalità del candidato, piuttosto che quelli storici d’intelligenza (7%) o tecnici (36%), mentre è passato di moda del tutto il test calligrafico.Il primo screening delle risposte per le posizioni scoperte in azienda viene eseguito professionalmente, propriamente dal responsabile della selezione (65%) e dal direttore risorse umane (19%). Tuttavia la segnalazione di persone da parte dipendenti dell’azienda stessa risulta comunque ancora una volta molto apprezzata (ben il 72% lo considera utile). Tali incontri durano da mezz’ora ad un’ora per la maggior parte (il 70%) e la decisione finale viene presa però non tanto dal responsabile della selezione (che conta solo per il 3%), ma dal direttore stesso del gruppo di lavoro coinvolto nella ricerca (40%), che risulta fondamentale nella scelta (per il 39%) anche dopo il colloquio. La ricerca è stata condotta in collaborazione tra Gidp/HRDA, Mio Job, Repubblica.it e Kataweb.