5 maggio 2007

Una voce su Wikipedia in ricordo di Federico Scianò


In questi giorni, in cui ripenso ad una Rai di Servizio Pubblico, che sta sparendo, mi è tornato in mente Federico Scianò, giornalista Rai, morto nel 2001 mentre era in una missione di frati italiani nel Mato Grosso.
Avevo avuto modo di conoscerlo bene, essendo stati insieme di stanza a Saxa Rubra per alcuni mesi, in un momento che lo vide emarginato professionalmente.
Ci eravamo ritrovati spesso a Figline Valdarno, dove amava ritornare, essendo stato giovanissimo consigliere comunale. Era nato a Palermo, ma si era trasferito a Firenze dove si era laureato in Giurisprudenza a Firenze. Come cattolico portò il suo impegno in politica, collaborando con Nicola Pistelli e Giorgio La Pira.
Per ricordarlo, pubblico un promemoria che gli scrissi nel 1996, appena fu nominato alla direzione dei programmi culturali della Rai. In tanti in questi anni hanno tenuto vivo il ricordo di Scianò, tra questi l'Usigrai, FNSI, e la Regione Toscana. Vorrei perciò proporre agli amici e colleghi di scrivere insieme la "voce" su Wikipedia di Federico Scianò.

La programmazione televisiva culturale in Rai
Il palinsesto televisivo della Rai negli anni del monopolio aveva un elevato numero di variabili da rispettare, anzitutto doveva tenere presente quel mix di funzioni televisive che consistevano nell'informare, istruire e divertire.
Un'altra variabile atteneva alla vita del pubblico e alla propensione all'ascolto che ne derivava nelle diverse categorie e nei diversi intervalli orari.
Una terza variabile veniva individuata nei vincoli imposti a norma e accordi di protezione di altri "media". Uno di essi è il tetto pubblicitario a protezione della stampa, un altro caduto in disuso era il limite alla programmazione di film a protezione del circuito cinematografico.
La riforma della Rai del 1975 e la relativa autonomia di programmazione delle reti, causò il passaggio da un palinsesto modellato sulla complementarietà ad uno basato sulla competitività.
Questo primo confronto tra la prima rete e la seconda rete, portò progressivamente all'abbandono di certi generi televisivi di carattere culturale ed educativo, che non consentivano di raggiungere un ascolto più massificato.
La seconda rete, con l'autonomia di programmazione trasformò molto il suo palinsesto: nella serata di venerdì venne abbandonata la prosa per Portobello, così il martedì il programma culturale venne spettacolarizzato al massimo con la nascita del settimanale di attualità e spettacolo Odeon di Brando Giordani, mentre il sabato sera al varietà sulla prima rete vennero contrapposte "mini serie" americane.
Questa corsa all’ascolto, al fine di mantenere le quote pubblicitarie raggiunte, è continuata nell'onerosa guerra delle audience con le reti commerciali, portando negli anni '80 al rialzo nel prezzo di acquisto dei prodotti disponibili sul mercato, soprattutto di quelli di maggiore appeal quali film e diritti di trasmissione dei principali eventi sportivi, in ultimo alla corsa all'ingaggio con contratti miliardari e pluriennali dei personaggi più popolari del teleschermo.
Questa competizione miliardaria nello show-business, ha visto progressivamente ridurre il peso di quelle produzioni televisive di tipo culturale ed educativo, che tanta importanza hanno avuto nello sviluppo della televisione in Italia e nel progresso sociale del nostro paese.

La Rai in quanto servizio pubblico, ha compiti ben diversi dalla televisione commerciale; i suoi obiettivi dovrebbero essere quelli di favorire una crescita sociale del Paese, pur in un contesto di televisione concorrenziale, attraverso un costante sforzo di miglioramento qualitativo e tecnico dei programmi.
La Rai per inseguire il modello di televisione commerciale che si stava imponendo anche in Italia, in assenza di una regolamentazione del sistema privato, ha sacrificato una parte dei suoi doveri istituzionali che le derivavano dall'essere servizio pubblico, scegliendo autonomamente una strategia di sfida sul terreno degli ascolti ai networks privati (Retequattro "Mondadori", Italia 1 "Rusconi" e Canale 5 "Fininvest").
Dopo l'abbandono del settore televisivo di Mondadori e Rusconi, la sfida si è concentrata contro la Fininivest, confronto che ha assunto anche connotazioni ideologiche tra la Rai e i grandi giornali da una parte e Berlusconi dall'altra.
Come tutte le guerre, la guerra dell'audience ha lasciato sul campo molte vittime e certamente il palinsesto culturale e educativo della Rai, rappresenta sicuramente il martire più illustre.
Nell'ultima stagione, ad esempio, buona parte della programmazione quotidiana di VIDEOSAPERE è stata relegata sulla terza rete, in orari come quelli del mattino, per un'utenza potenziale composta per la maggior parte da casalinghe ed anziani, mentre su Raiuno e Raidue i programmi di VIDEOSAPERE sono andati in onda sistematicamente dopo mezzanotte
Le trasmissioni "educational" che in altri paesi costituiscono uno dei punti di forza nella strategia culturale di emittenti pubbliche.
I programmi educational sono lo strumento più efficace mediante il quale promuovere sulle grandi audience i "valori guida" di una nazione, come la libertà, l'unità, il lavoro, la solidarietà, i valori religiosi, il progresso scientifico, oltre naturalmente altri principi.
Una programmazione culturale multimediale che voglia centrare i suoi obiettivi, deve usare i mezzi migliori quali: radio, tv, internet, ecc, per arrivare alle utenze più disparate. Ad esempio, se si intende promuovere un programma rivolto ai giovani sull'aids, sulla scuola il mezzo radiofonico nel pomeriggio, è il più efficace per centrare questo target.
La strategia da adottare per un'efficace linea culturale della Rai, dovrebbe innanzitutto affrontare la collocazione oraria nella griglia di programmazione, non si può parlare seriamente di rilancio del palinsesto culturale se questo viene confinato in orari impossibili per il grande pubblico.
Aderire ad una strategia di alto profilo culturale della Rai, necessita di maggiori risorse sia in termini di budget che professionali fino adesso stanziate per programmi di evasione "usa e getta".
Da un punto di vista finanziario, questi programmi ben si prestano alle differenti forme di co-produzione, dallo sponsor istituzionale, fondazioni, alla partecipazione alla produzione di altri enti radiotelevisivi. I documentari possono essere ritrasmessi più volte, con il conseguente abbattimento del costo contatto.
Questi programmi hanno il pregio di avere un mercato internazionale ed essere facilmente esportati, più di quanto possiamo fare con le produzioni "contenitore".
Infine, una programmazione culturale più patinata, avrebbe un forte impatto anche sul mercato pubblicitario, interessato ad investire sui target più qualificati.